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E' tornato alla Casa del Padre

Il valore dell'uomo sta nei suoi valori

- di Don Fabrizio Ferrero -
All’inizio del mese le nostre comunità hanno festeggiato i Santi: la festa di quegli uomini e quelle donne che hanno vissuto una vita secondo il Vangelo.

Nelle celebrazioni in chiesa e al cimitero non li abbiamo solo ricordati, ma anche invocati. Sentiamo un gran bisogno, infatti, della loro intercessione. Tentati sempre più spesso di risolvere i problemi che ci affliggono con soluzioni pragmatiche, stiamo diventando efficienti ma freddi. Sempre più inclini a parteggiare per proposte che scartano poveri e deboli in nome dell’efficacia. «C’est la vie!» è il ritornello con cui ci scusiamo.

A ben vedere, questo sembra l’esito di una certa cultura. Un autore francese del secolo scorso, Charles Péguy, ne La nostra giovinezza osservava a questo proposito: «Subito dopo di noi comincia il mondo che noi abbiamo chiamato e continueremo a chiamare il mondo moderno. Il mondo che fa il furbo. Il mondo delle persone intelligenti; progredite, scaltrite, delle persone che la sanno lunga, alle quali non si può darla ad intendere. Il mondo di quelli che non hanno più niente da imparare. Di quelli che fanno i furbi. Che non si fanno imbrogliare, che non sono degli stupidi. Come noi. Vale a dire: il mondo delle persone che non credono più a niente, neppure all’ateismo, che non si danno, non si sacrificano mai. Precisamente: il mondo di quelli che non hanno una mistica. E se ne vantano».

I santi ci insegnano che la vita può essere un’altra cosa. Che si possono imprimere direzioni inaudite alla storia quando lo sguardo diventa più inclusivo, più generoso, più profondo. Che le soluzioni animate da grandi ideali, pur restando ancorate a terra rendono la vita più buona e più bella. Il segreto sta in un loro stile, che a dispetto di vite così diverse e nel succedersi di epoche storiche molto differenti, presenta tratti distintivi comuni. Ne dico qualcuno.

I santi sono stati uomini di valore perché uomini con valori: da questi hanno attinto la forza, che non sta nel pugno ma nel carattere. Sono stati uomini coraggiosi perché avevano ben chiaro ciò per cui vale la pena di spendersi. Anche se spesso di modeste origini, sono stati uomini e donne dal cuore nobile. Sono stati giusti, rispettosi e leali pur avendo a che fare con persone scaltre e meschine. Avevano in mente solo la grande causa. Che essa riuscisse! Ecco il loro unico scopo.

Animati da una volontà di ferro e uno sguardo penetrante, hanno saputo nelle loro situazioni cogliere i segni dei tempi, e fare ciò che la Provvidenza ispirava al loro cuore. Per questo sono stati capaci di soluzioni originali, alternative, non comuni.

Hanno voluto essere uomini e donne responsabili di quell’angolo di mondo da loro abitato. Hanno desiderato servire. Non hanno fatto degli altri il palcoscenico delle proprie vanità, ma amici. Hanno protetto i deboli da necessità e pericoli, sforzandosi in positivo di promuoverne la dignità e le doti. Hanno fatto sempre della riconoscenza un loro punto d’onore e dell’umiltà un vestito.

Ci si può chiedere: sono nati così? No. Sono nati con i nostri stessi difetti, con i nostri stessi limiti, con le nostre stesse insufficienze. Hanno faticato per crescere. Ma in un modo diverso da quello sportivo, orientato a raggiungere in competizione risultati e onori, si sono impegnati a lasciarsi lavorare dalla grazia di Dio. E hanno fatto la differenza. Hanno attinto dalla preghiera la luce e il coraggio che vengono dall’Amore. Il Vangelo, che li ha conquistati, li ha giorno per giorno plasmati, facendoli diventare – non senza fatica – angeli inconsapevoli della bontà di Dio nel mondo.

La loro strada è aperta anche per noi. Basta scegliere a chi vogliamo assomigliare. Se è vero che diventiamo ciò che contempliamo, guardare ai santi può farci brillare.

don Fabrizio Ferrero

parroco a S. Edoardo Re

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