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E' tornato alla Casa del Padre

- Bibbia per tutti - Il libro di Baruc (1)

Nel libro del profeta Geremia al capitolo 36 incontriamo Baruc, segretario del profeta e suo scriba:

Il Signore disse a Geremia: prendi un rotolo e scrivi tutte le parole che ti ho detto riguardo a Gerusalemme. Geremia chiamò Baruc che scrisse su un rotolo, sotto dettatura di Geremia, tutte le cose che il Signore aveva detto…”. Dio così annuncia l’imminente conquista e distruzione della città e invita gli ebrei a convertirsi, a cambiare vita e pentirsi prima dell’arrivo di Nabucodonosor.

Con il rotolo della Parola di Dio Baruc si reca nel tempio e lo legge a voce alta; le sue parole portano scompiglio, arrivano guardie e scribi del re che gli sequestrano il rotolo e gli dicono: “va via e nasconditi insieme a Geremia; nessuno sappia dove siete”. Quindi il rotolo viene portato al re, ai ministri e funzionari regi e letto al loro cospetto. Il re getta lo scritto nel fuoco e ordina di arrestare Geremia e Baruc, che vengono esiliati in Egitto e quindi si salveranno dalla distruzione di Gerusalemme e dalla deportazione a Babilonia.

In Egitto il profeta detterà le sue memorie e le profezie al buon segretario Baruc che le farà conoscere sia ai deportati a Babilonia sia agli israeliti rimasti in patria…con questa promessa: “Oracolo del Signore, a te Baruc farò dono della vita come privilegio in tutti luoghi dove tu andrai”. Per queste parole che troviamo nel libro di Geremia la figura di Baruc diventa leggendaria; gli scritti rabbinici dicono di lui: “Baruc è uno dei pochi mortali che abbia avuto il privilegio di visitare il Paradiso e conoscerne i segreti: un angelo del Signore gli apparve mentre piangeva per la distruzione di Gerusalemme e lo portò ai sette cieli e alle dimore dei beati”. Tornato in terra assiste al ritorno degli ebrei dopo l’esilio di Ciro (circa 530 a.C.), diventa maestro di Esdra e assiste alla ricostruzione di Gerusalemme.

Nelle nostre Bibbie, tra gli scritti o libri sapienziali, troviamo invece il libro di Baruc, o meglio attribuito a Baruc, fatto risalire a lui, anche se probabilmente viene composto nel secondo secolo a.C. Troviamo come un’antologia su vari argomenti, giunta a noi solo in lingua greca. Per questo motivo il libro di Baruc non entra a far parte del canone delle Sacre Scritture ebraiche né in quello protestante. Nelle Bibbie cattoliche lo potete trovare dopo il libro di Geremia o dopo il libro del Siracide.

La nostra liturgia non usa Baruc durante le celebrazioni eucaristiche, ma uno dei brani consigliati per la veglia pasquale è costiuito da alcuni versetti proprio a cura del nostro segretario sapiente. Il nome ebraico Baruc significa Benedetto e il suo libro può essere suddiviso in quattro tematiche così ripartite:

1) Introduzione storica

2) Preghiera penitenziale di richiesta di perdono

3) Poema sulla sapienza

4) Invito alla speranza e alla consolazione per i deportati.

Il libro inizia così: “Queste sono le parole del libro che Baruc, figlio di Neria… scrisse in Babilonia nel quinto anno (dopo la distruzione di Gerusalemme)”. Siamo a Babilonia nel 581 a.C., o così almeno si immagina il nostro autore che scrive per tutti gli ebrei che vivono lontano da Israele e che possono immedesimarsi con i deportati di quattro secoli prima.

“Baruc lesse le parole del suo libro alla presenza di tutto il popolo (nobili, anziani) dal più piccolo al più grande presso il fiume Sud vicino a Babilonia”. Dove sia questo fiume in Mesopotamia non si sa, forse era un affluente del Tigri o forse uno dei tanti canali fatti costruire per irrigare la terra brulla vicino al deserto. Quello che conta è il nome: Sud ricorda la parola ebraica shod che significa devastazione. Non solo Israele è stato da poco devastato, ma tutti gli ebrei hanno il cuore, l’animo e la vita devastata: “essi piangevano, digiunavano e pregavano davanti al Signore…era il dieci del mese di Siran” (cioè ai primi di giugno, quando secondo il calendario delle feste giudaiche si celebra la festa della Pentecoste che ricorda il dono della Torah a Mosè sul monte Sinai).

Dopo aver letto il libro, vengono raccolte delle offerte da mandare a Gerusalemme: “con il denaro che vi mandiamo comprate olocausti, sacrifici per i peccati e incenso”, che era quello che facevano nel II secolo gli ebrei che vivevano all’estero e non potevano recarsi a Gerusalemme per le grandi feste.

Pregate per noi il Signore nostro Dio perché abbiamo peccato…e ancora fino ad oggi il suo sdegno e la sua ira non si sono allontanati da noi. Leggete quindi questo libro che vi mandiamo (insieme con le  offerte) facendolo proclamare nel Tempio del Signore nel giorno della festa”. Le indicazioni che troviamo nel testo, cioè il fiume della devastazione, l’invito alla penitenza e al sacrificio per il perdono, il giorno di festa e memoria della distruzione di Gerusalemme hanno fatto sì che il libro di Baruc venisse letto, pregato e meditato in una data ben precisa: il giorno 9 del mese di Av (circa fine luglio). Giorno di digiuno e penitenza perché si ricordava come proprio in quel giorno Nabucodonosor avesse distrutto Gerusalemme e il Tempio.

Come ricorda lo storico romano Giuseppe Flavio, nello stesso giorno, il 9 di Av, i romani distrussero Gerusalemme nel 70 d.C. Sempre in quel giorno nel 1492 il re di Spagna cacciò gli ebrei dal suo Paese dando il via alle persecuzioni anti-ebraiche in Europa e sempre il 9 di Av, così si racconta, iniziarono le deportazioni naziste e la caccia agli israeliti.

Lasciamo questo libro per ora. Buona Bibbia a tutti e buona Quaresima!

Enrico de Leon

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