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E' tornato alla Casa del Padre

Bibbia per tutti - Il libro dei Salmi

Uno dei frutti più belli ed importanti del post Concilio Vaticano II  fu la riscoperta, anche da parte di noi laici, della preghiera dei Salmi. La cosiddetta “liturgia delle ore” ebbe un grande slancio; piccoli e grandi gruppi ecclesiali si ritrovavano al mattino e alla sera per pregare le “lodi ed i vespri” in comunità, nelle parrocchie e nelle case.

I Salmi sono una ricchissima raccolta di 150 preghiere che troviamo nell’antico Testamento. E’ il terzo libro più lungo della Bibbia dopo Geremia e Genesi. Fin dalle origini il cristianesimo ha fatto del salterio (la raccolta dei salmi) il proprio libro di preghiera condiviso con i fratelli maggiori ebrei. Vangelo e Salmi erano e sono il pane quotidiano della Chiesa.

Perché un libro di preghiere nella Bibbia?

I salmi sono parola di Dio che arriva al cuore e alle labbra dell’uomo. Come il bambino impara a parlare dai genitori (e si spera che impari anche a pregare con il loro aiuto) così Dio ci insegna, ci dona, il modo giusto per pregarlo. Dio comunica se stesso mediante la Parola, mediante l’ispirazione che santifica la parola e questa parola ritorna a Dio con la nostra umanità, con il nostro vissuto.

Questo libro nella Bibbia ebraica prende il nome di Tehillim, cioè lodi, perché molti delle 150 preghiere sono inni di lode a Dio. La traduzione greca della Bibbia, che è detta “dei Settanta”, rende la parola Tehillim con “psalmos” dal verbo “psallein”, toccare le corde con il plettro. I salmi infatti nel Tempio e nelle sinagoghe erano cantati con l’accompagnamento di ogni tipo di strumento musicale, ma in particolare con gli strumenti a corda: cetra, arpa, in greco “psalterion”. Nel libro dei salmi troviamo preghiere per ogni situazione, tant’è che la maggior parte dei commentatori hanno sempre suddiviso questo libro per argomento tematico, per tipologia di preghiera. Abbiamo così salmi di lode o inni, salmi di ringraziamento, di supplica, di fiducia, di pellegrinaggio, salmi sapienziali, storici, regali o messianici in cui si tratteggia la venuta del Messia, salmi della regalità di Jhwh che di solito iniziano con la frase “Dio regna, esulti la terra”.

Chi ha composto questi 150 salmi?

La tradizione ebraica attribuisce al re Davide tutto il libro e così ha fatto anche la Chiesa in particolare dopo il Concilio di Trento che parla di “psalterium Davidicum”. In realtà la maggior parte dei salmi presenta un sottotitolo o intestazione che ne indica sia l’autore sia il genere musicale (inno, lamento, per strumenti a corda, sull’aria della tal canzone) sia, a volte, l’occasione per cui il salmo fu scritto. Per esempio il Sal. 92 reca l’annotazione “canto per il giorno del sabato”; il Sal. 84 “Al maestro del coro, sull’aria i torchi” (che forse era una canzone popolare di quei tempi, come se noi dicessimo sull’aria di Resta con noi Signore la sera) e il Sal. 51 riporta “al maestro del coro, inno di Davide, quando il profeta Natan andò da lui dopo che aveva peccato con Betsabea”. Quindi dai sottotitoli apprendiamo che 74 salmi sono attribuiti a Davide, 12 ad Asaf (un levita-sacerdote vissuto al tempo del re Ezcha nel 700 a.C), 11 ai discendenti di Core contemporanei di Davide, 1 a Mosè, 4 ad autori il cui nome non ha altri riscontri nell’Antico Testamento e infine 45 salmi sono anonimi, non hanno sottotitoli né attribuzioni.

La preghiera dei salmi è diventata fin dai primi secoli la preghiera dei cristiani innanzi tutto perché questa era la preghiera di Gesù. Come ogni buon ebreo ritmava la giornata pregando tre volte proprio con i salmi: mattino, mezzogiorno e sera. E che Gesù conoscesse bene queste preghiere ce lo rivela il testo dei Vangeli. Infatti sono i Salmi il libro più citato nei discorsi di Gesù. Quando entra in Gerusalemme acclamato dalla folla, ai sacerdoti che lo contestavano, Gesù risponde “non avete mai letto ‘dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode?”, citando il Sal. 8. Al Getsemani prega con i salmi 42 e 53 “la mia anima è triste fino a morire”. Sulla croce prega il Sal. 22 “mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato?” e morente recita il Sal. 31,6 “Signore nelle tue mani affido il mio respiro”.

Vedremo ancora qualche suggerimento sul Libro dei Salmi il mese prossimo. Per ora voglio farvi una proposta “decente”: prendete questo libro dei salmi e ogni giorno, all’ora che preferite, leggete – pregate – meditate un salmo. Cominciate dal n. 1 e andate a vanti, uno al giorno, se è lungo dividetelo pure in più puntate… e attenzione, vedrete che i salmi danno assuefazione e dipendenza. Buona preghiera a tutti.

Enrico de Leon
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