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Gio, Lug
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E' tornato alla Casa del Padre

Analfabetismo funzionale

Il quadro era già allarmante prima della pandemia e adesso sta peggiorando. In Italia c’è un crescente numero di persone “analfabete funzionali”, gente che ha difficoltà di comprensione di un testo scritto.

Che sia un libro o una rivista, che sia un modulo o un questionario, cartaceo o digitale, non fa molta differenza. Ancora più complicato è mettere insieme qualche frase di senso compiuto in forma scritta. Ufficialmente si tratta di persone in possesso di titolo di studio della scuola dell’obbligo, se non del diploma o addirittura della laurea.

Il fenomeno non riguarda solo la popolazione anziana, anzi questa fascia conserva un discreto bagaglio di conoscenze linguistiche. A preoccupare maggiormente sono i giovani che anche nella forma verbale utilizzano un linguaggio sempre più “basic”, standardizzato e povero di termini. Sarà l’effetto dei videogiochi, sarà il fatto che il web è inondato da contenuti frivoli per cui nessuno riesce più a concentrarsi su un ragionamento, sta di fatto che il lettore medio non riesce più a interpretare correttamente quello che legge, spesso ne fraintende il contenuto o ignora completamente il significato di alcuni termini.

Siamo di fronte a una forma di analfabetismo di ritorno o meglio di “analfabetismo funzionale”, secondo la definizione coniata da Isaac Asimov, scrittore di fantascienza americano, all’inizio dei lontani anni ’80: “C’è un culto dell’ignoranza negli Stati Uniti, e c’è sempre stato. Una vena di antintellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che democrazia significhi: la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza”.

In Italia il grande linguista Tullio De Mauro all’inizio del terzo millennio aveva lanciato l’allarme, prima dell’avvento dei social: “solo il 20 per cento degli adulti italiani sa veramente leggere, scrivere e contare”, aveva sintetizzato in un articolo, dopo aver analizzato e comparato i dati di diverse indagini su campioni significativi della popolazione. Otto italiani su dieci non riuscivano a utilizzare pienamente le informazioni ricavavano da un testo scritto, per sette su dieci le difficoltà erano di una certa gravità, cinque milioni di persone non riuscivano proprio a leggere o perché erano sempre stati analfabeti o perché di fatto lo erano diventati.

Da una più recente indagine Ocse-Piaac emerge che il 27,7% della popolazione in Italia è analfabeta funzionale, preceduta in peggio solo da Turchia (45,8%) e Cile (53,1%). Il 5,5% degli italiani è in grado di comprendere solo informazioni scritte molto brevi. Uno su cinque si ferma al di sotto della soglia di una comprensione sufficiente.

È una società fatta da spettatori passivi, sempre meno in grado di capire e di conseguenza di comunicare.

A.D.

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