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E' tornato alla Casa del Padre

Tour virtuali - Palmira

Questo mese facciamo un viaggio immaginario in Siria parlando di Palmira

che è un sito dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Questa città è stata uno dei più importanti centri culturali del mondo antico. È molto conosciuta soprattutto tra gli studiosi di storia per essere stata la capitale del Regno di Palmira sotto il governo della regina Zenobia. Il regno di Palmira fu uno dei territori periferici dell’Impero romano, uno dei più indipendenti e Zenobia fu l’unico vero personaggio femminile rilevante in una vera posizione di potere nella storia dell’impero romano.

Nell’antichità Palmira fu un'importante città della Siria, posta in una oasi a 240 km a nord-est di Damasco. Il nome greco della città, Palmyra, è la traduzione dell'aramaico “Tadmor”, che significa “palma”. Oggi, però, appare come una distesa di rovine monumentali nel deserto e di recente lo è diventata ancor di più. Purtroppo il sito non è stato risparmiato dalla guerra civile in Siria ed ha subito ingenti danni e distruzioni. Il 21 maggio 2015 l'ISIS (l'auto-proclamato Stato Islamico) aveva dichiarata catturata la città e nell'agosto successivo venne diffusa la notizia della distruzione di gran parte del sito archeologico con i suoi vari templi, divenendo poi luogo per le esecuzioni capitali. Venne riconquistata nel marzo 2016 grazie ad una offensiva siriana pesantemente sostenuta dai russi. “Dopo le devastazioni, per restaurare i monumenti di Palmira, saranno necessari almeno cinque anni”, così sostiene Selon Maamoun Abdulkarim, direttore di Antichità e Musei in Siria. Gli esperti internazionali però sono scettici: “credere di poter restaurare il sito archeologico potrebbe rivelarsi illusorio”, ha dichiarato Annie Sartre-Fauriat, membro della Commissione di esperti dell'Unesco per il patrimonio siriano.

Ma cos’è stata Palmira? È stata per lungo tempo un importante centro carovaniero, tanto da essere soprannominata la “Sposa del deserto”, per i viaggiatori ed i mercanti che attraversavano il deserto siriaco per collegare Roma e le principali città dell'impero con l'Oriente (la Mesopotamia, la Persia, fino all'India e alla Cina). Ebbe un notevole sviluppo tra il I ed III sec. d.c. L'archeologo Jørgen Christian Meyer nel 2008 ha studiato l’area montuosa a nord di Palmira. L’acqua piovana veniva ingegnosamente incanalata verso le pianure, rendendo così possibile l’agricoltura. Gli archeologi hanno individuato i resti di più di 20 villaggi raggiungibili da Palmira in pochi giorni di cammino, che si aggiungono ai 15 insediamenti precedentemente scoperti da un altro gruppo di ricercatori nella zona ad ovest della grande metropoli antica. Successivamente hanno anche trovato le tracce di una vasta rete di serbatoi e canali artificiali che raccoglievano e convogliavano l’acqua in occasione dei temporali stagionali. Il paesaggio intorno alla città era quindi caratterizzato da colture - tuttora diffuse in Siria - di olivi, fichi e pistacchi come testimoniano i resoconti romani.   Le testimonianze archeologiche indicano che questo sistema durò fino a circa il 700 d.C., periodo in cui iniziò il declino della città. Anche se la fonte sulfurea che alimentava l'oasi di Palmira sembra esaurita, oggi Tadmor, con un sistema di irrigazione del terreno, riesce a mantenere viva una fiorente oasi permettendo ai 45.000 abitanti di vivere non solo di turismo, ma anche di agricoltura.

Giuseppe Odetto

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