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E' tornato alla Casa del Padre

Aperti a Pasqua: sono tutti matti

Non bastano gli attuali 361 giorni di apertura all’anno, ne servono 363. Così l’Outlet di Serravalle Scrivia, il più grande d’Italia, ha deciso di tenere aperto anche nei giorno di Pasqua e Santo Stefano. La multinazionale americana McArthurGlen, proprietaria della struttura, si giustifica adducendo il fatto che l’outlet durante le festività pasquali è meta di un imponente flusso turistico.

Follia collettiva. Naturalmente per ragioni di concorrenza c’è da aspettarsi che, come già era avvenuto per le aperture domenicali, seguano a ruota e a cascata tutti gli altri outlet, shopville, ipermercati e supermercati. Dopo di che si partirà all’attacco degli ultimi giorni di calendario rimasti.

L’altra faccia della medaglia è che i lavoratori addetti hanno contratti sempre più precari, part time sempre più ridotti e turni sempre più assurdi. Non stiamo parlando di funzioni essenziali (sanità, sicurezza, emergenze…) e neppure di mansioni indispensabili per consentire agli altri di “fare festa”, ma piuttosto del tentativo di travestire in piazze e spazi di aggregazione luoghi che in realtà hanno un unico obiettivo: l’incremento delle vendite e dei profitti.

“Paghiamo il prezzo di una liberalizzazione davvero selvaggia - dice in un’intervista Anna Maria Furlan, segretaria generale della CISL - L’anno scorso abbiamo già fatto due giornate di sciopero, perché la situazione è diventata insopportabile in tutta la grande distribuzione e in particolare nei centri commerciali. Il caso Serravalle, con la decisione di tenere aperto anche nel giorno di Pasqua è inaccettabile, ed è la punta di un iceberg di un regime commerciale che impone l’apertura in tutte le domeniche e festività e condiziona malamente la vita dei lavoratori. Voglio sottolineare che la stessa proprietà dell’outlet, che in Italia pretende di tenere sempre aperto, in altri Paesi come Francia e Germania si guarda bene dal proporlo”.

Gli addetti dell’outlet di Serravalle hanno annunciato due giorni di sciopero per il 15 e 16 aprile (giorno di Pasqua). Ben venga, anche se non è detto che lo sciopero riesca. E’ una spirale dalla quale non si riuscirà ad uscire, se non saranno i consumatori stessi a reagire per riappropriarsi dei propri spazi di libertà e di festa (quella vera).

Sostenere che con le aperture festive si crea nuova occupazione è un alibi che suona ormai ridicolo.

Più ridicolo ancora spacciare i centri commerciali come luoghi di cultura e del tempo libero.

Come pensare che in tempi di crisi si possano incrementare i consumi tenendo aperto la domenica, di notte e persino il 1° Maggio e il giorno di Pasqua? Piuttosto per far crescere i consumi bisognerebbe aumentare gli stipendi.
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