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E' tornato alla Casa del Padre

Dove si trova il nostro tesoro

- di don Fabrizio Ferrero -
Il cuore della fede cristiana è la buona notizia della grazia: l’amore di Dio donato in Gesù.

Nella sua vita, passione e morte ha offerto se stesso per la nostra salvezza, per farci partecipare della vita intima di Dio che è il bene e renderci suoi figli adottivi. Un amore immeritato (ecco perché il nome “grazia”), infinito e misericordioso, capace di gettare il cuore oltre l’ostacolo del peccato e della morte (che ne è conseguenza), per guarire dal male ogni uomo e riabilitare la libertà a perseguire il bene.

Nella santa eucaristia, sacramento di carità, che Gesù ha istituito nell’Ultima Cena e che noi chiamiamo S. Messa, la grazia viene comunicata. Partecipando ad essa, nell’adesione di fede, il Signore continua ad offrire ciò che ha compiuto nel tempo: guarendo, illuminando, correggendo ed elevando chi con umiltà accoglie il Suo dono.

Di fronte a tanta realtà, fa seriamente riflettere la serie dei motivi con cui cristianamente si diserta la S. Messa. La collezione delle dichiarazioni impressiona. Ritmi di lavoro impossibili, esigenze della società sempre più difficili, orari delle famiglie sempre più frenetici. Come negarsi: corsi extra, laboratori, stage, calcio, danza, inglese, pattinaggio e catechismo?

Il tempo è sempre troppo poco; quello libero, sovra-occupato. Ci sono poi i mille richiami dalla grande città, le uscite con gli amici e il sacrosanto diritto di dormire dopo molte fatiche. Per non parlare di “quale noia quando mi dissero: andiamo alla casa del Signor!”. Canti stentati, liturgie poco coinvolgenti, prediche lunghe e prolisse di una classe di preti indegna: perché mischiarsi?

Si aggiunga il pensiero: “Ho già dato”, per cui dopo battesimo e prima comunione ≪Che ci vuole ancora?≫. Una visita fugace in chiesa a Natale o Pasqua, magari ad anni alterni, una candelina accesa, una benedizione televisiva e qualche amuleto sparso tra casa e garage: la devozione può sostituire la fede. In fondo – è l’illusione di molti – ≪L’ha detto Papa Francesco≫.

La lista non stupisce per quello che c’è, ma per quello che nasconde. È facile, infatti, rispondere a quelle obiezioni: molte sono state confezionate e diffuse solo come alibi per abbassare le esigenze del Vangelo al livello della propria pigrizia. Il difficile è accorgersi del tono di fondo: questo sì, pericoloso. Se, come aveva detto Gesù, ≪Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore≫, la vera domanda è: dove crediamo sia il nostro tesoro?

Le risposte sembrano tre.

La prima: il tesoro è da un’altra parte. Anni di catechismo e predicazione non hanno trasmesso che il tesoro è la grazia. I cristiani continuano a credere che la fede sia solo uno stile di vita. Con buona pace di san Paolo.

La seconda: il tesoro va goduto, non cercato. Se comporta sacrificio, non ne vale la pena. Si vuol vivere di un’eterna giovinezza secondo i dettami del principio del piacere. Problema culturale grave, perché il mondo degli adulti vive invece del principio di realtà, in cui ci sono doveri che bisogna imparare ad apprezzare e amare. Doveri da assumere con slancio e onore.

La terza è più sottile. Il tesoro si pensa di averlo già: ci si crede sufficientemente buoni per poter fare a meno della grazia. Dio è solo una passione inutile. Qui si tocca il fondo. Perché che cosa può accogliere una persona che crede di avere tutto quello che gli serve per essere felice? Che cosa si può offrire a chi riduce il bene al benessere, l’amore al piacere e il giusto all’efficace?

Scrivendo la vita di Domenico Savio, un ragazzo dell’Oratorio morto santo a quindici anni, don Bosco sperava che nel cuore dei suoi amici facesse capolino una domanda: ≪Se lui fu così buono, perché non lo potrei diventare anch’io?≫.

Dobbiamo recuperare quella speranza. Colmare la distanza tra gli slanci di fede dei santi e le nostre timide passioni, tra le loro eroiche imprese e le nostre povere scuse, si può. Con la grazia di Dio e molto sacrificio. Smascherando e proponendo. Per noi che abbiamo avuto la fortuna di farne esperienza, renderci disponibili perché Dio con la grazia tocchi i cuori resta un’impresa entusiasmante.

Don Fabrizio Ferrero
Parroco di S. Edoardo Re

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