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E' tornato alla Casa del Padre

La "logica del noi"

- di don Gianfranco Sivera -
Non tutti sanno che dal 2012 si celebra ogni anno la Giornata mondiale della felicità.

E’ stata istituita dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) che invita a celebrare la felicità come “scopo fondamentale dell’umanità”, attraverso “attività educative di crescita della consapevolezza pubblica”.

Il tema della felicità è da sempre di grande interesse: agognata da tutti, ma raggiunta effettivamente da pochi. C’è chi sostiene che la felicita sia nelle piccole cose, chi la associa a beni materiali, magari di lusso, e chi invece la collega ad una condizione, per esempio di libertà.

Oggi alcuni studi ci dicono che la maggior parte dei beni dai quali dipende la felicità individuale sono beni pubblici e beni comuni: il lavoro, la sicurezza, la vita famigliare, l’amicizia, l’ambiente non inquinato, la fiducia nelle istituzioni (e molto meno da divani, tv, telefonini, case comode, automobili ecc.). Ciò che chiamiamo felicità dipende, dunque, in piccola parte da noi, e moltissimo dagli altri.

I beni comuni sono quei beni che usiamo insieme (i parchi, come il nostro prezioso e “maltrattato” Boschetto,  l’atmosfera, gli oceani, la terra …). Se però, ciascuno degli utilizzatori di un bene comune è animato soltanto dalla ricerca del proprio interesse privato, il bene comune viene distrutto. Per conservare e custodire un bene comune  tra le persone deve scattare una logica diversa, che qualcuno chiama “logica del noi”, in modo da far diventare quel “bene di nessuno” un “bene di tutti”.

 Durante le crisi è proprio la consapevolezza del “noi” che scompare, perché gli “io” diventano talmente ipertrofici da impedire di vedere il “noi” e la vita diventa una guerra tra fratelli e cittadini, una corsa al si salvi chi può.

Tueliamo i beni comuni quando riusciamo a vedere un valore più grande degli interessi individuali. Il Bene comune per eccellenza è fatto di rapporti, perché sono le relazioni tra le persone a costituire il bene maggiore, l’unico capace di regalarci la tanto desiderata felicità.

I rapporti virtuali, quelli che coltiviamo sul web, con like ed emoticon, hanno ridotto di un terzo gli scambi di amicizia e di affettuosità reali.  La maggioranza degli italiani vive in un condominio, ma solo 1 su 3 saluta il proprio vicino. In compenso però mezzo milione di cittadini sono impegnati in cause condominiali, lunghe, costose e spesso inutili. Spendiamo ancora a tutti i livelli, anche in campo sociale e politico, troppe risorse e energie nella denuncia e nella lamentazione sterile. Papa Francesco ha appeso un cartello all’ingresso del suo alloggio a Santa Marta: «Vietato lamentarsi». Il lamento allontana dalla felicità per tre motivi: alimenta, quasi in modo automatico, pensieri negativi; rende antipatici e quindi isola e riduce le relazioni; induce infine ad una forma di indolenza e di passività.

Se ci pensiamo seriamente, dobbiamo riconoscere che le comunità e gli Stati capaci di futuro, sono quelli dove si è stati capaci di coltivare e custodire un’amicizia civile che fonda e sostiene le competizioni economiche e politiche. Quell’amicizia civile che l’illuminismo, ispirandosi comunque alla tradizione cristiana, ha voluto chiamare fraternità. Quando l’amicizia civile si spezza, i popoli declinano e si resta in balìa dei grandi fiumi in piena della finanza e dei poteri forti.

E’ senz’altro vero che le generazioni passate, erano più capaci di vedere le ragioni del “noi” sottostanti a quelle degli “io”, anche per le esperienze ancora molto vive di grandi dolori generati dall’assolutizzazione degli interessi di parte. Noi dobbiamo quindi reimparare a vedere il Bene comune e dobbiamo anche  farlo presto. Anche le istituzioni, nazionali e internazionali, anche la tanto denigrata Unione Europea, sono beni comuni, sottoposti alla possibilità della tragedia, e destinati ad essere distrutti, se ciascuno agisce solo per curare quelli che appaiono come i propri interessi.

Don Gian Franco Sivera
Parroco
Madonna della Fiducia e San Damiano

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